13) Dostoevskij. Il problema della teodicea.
Si tratta di un argomento spesso trattato dai filosofi (confronta
i capitoli dedicati a Leibniz, Voltaire, Schopenhauer).
L'interpretazione di Dostoevskij  che per certe forme di violenza
non ci pu, n ci deve essere alcuna forma di perdono, n sulla
terra e neppure in cielo.
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov.

 Ebbene, figurati che, in ultima analisi, questo mondo di Dio non
l'accetto, pur sapendo che esiste, anzi non l'ammetto per nulla.
Non  Dio che non accetto, comprendi, ma il mondo da Lui creato, 
il mondo di Dio che non accetto e non posso risolvermi ad
accettare. Mi spiego meglio: io sono convinto, al pari di un
bimbo, che le sofferenze saranno sanate e cancellate; che tutta
l'umiliante commedia delle contraddizioni umane dileguer come un
pietoso miraggio, come la poco nobile escogitazione di un essere
imbelle e meschino, come un atomo dello spirito umano euclideo;
che in ultimo, alla fine del mondo e nel momento dell'eterna
armonia, si compir e si riveler qualcosa di tanto prezioso che
baster per colmare tutti i cuori, per placare tutte le
indignazioni, per riscattare tutti i misfatti degli uomini, tutto
il sangue da essi versato, baster perch sia possibile non
soltanto il perdono, ma anche la giustificazione di quanto 
accaduto fra gli uomini. E sia, avvenga pure e si riveli tutto
questo, io per non l'accetto e non lo voglio accettare.
[...].
- Ascoltami: io ho preso come esempio i soli bambini perch la cosa
riuscisse pi evidente. Delle altre lacrime umane, di cui 
imbevuta tutta la terra, dalla crosta fino al centro, non dir
nemmeno una parola, avendo di proposito ristretto il mio tema. Io
sono un verme e confesso in tutta umilt che non posso comprendere
a qual fine tutto sia stato cos congegnato. Gli uomini stessi,
dunque, sono colpevoli: era stato dato loro il paradiso, essi
hanno voluto la libert e hanno rapito il fuoco al cielo, sapendo
che sarebbero diventati infelici; non c' quindi motivo di
compiangerli. Oh, nel mio povero spirito terrestre euclideo, io so
soltanto che il dolore esiste, che non ci sono colpevoli, che ogni
cosa scaturisce direttamente e semplicemente da un'altra, che
tutto scorre e si equilibra; ma, gi, queste non sono che bubbole
euclidee, io lo so bene, e non posso adattarmi a vivere in
conformit di esse! Che importa che non ci siano colpevoli, che
ogni cosa scaturisca direttamente e semplicemente da un'altra e
che io lo sappia! A me occorre un compenso non nell'infinito,
chiss dove e chiss quando, ma gi qui sulla terra, e tale che io
stesso lo possa vedere. Io ho creduto e voglio vedere anch'io, e,
se allora fossi gi morto, mi si risusciti, perch se tutto
dovesse avvenire senza di me, sarebbe una cosa troppo ingiusta. Io
non ho mica sofferto per concimare col mio essere, con le mie
colpe e le mie sofferenze, la futura armonia in pro di qualcuno.
Io voglio vedere coi miei occhi il daino ruzzare accanto al leone
e l'ucciso alzarsi ad abbracciare il suo uccisore. Io voglio
essere presente quando tutti apprenderanno di colpo perch tutto
sia stato cos. Su questo desiderio poggiano tutte le religioni
della terra, e io credo. Ma per ecco i bambini: che ne far? E'
questo il problema che io non posso risolvere. Per la centesima
volta ripeto: le questioni sono molte, ma ho preso soltanto i
bambini, perch qui  ineluttabilmente chiaro ci che ho bisogno
di dire. Ascolta: se tutti devono soffrire per acquistare con la
sofferenza l'eterna armonia, che c'entrano qui i bambini? Dimmelo,
ti prego! Non si capisce assolutamente a che scopo debbano
anch'essi patire e perch debbano acquistarsi con le sofferenze
quell'armonia. Perch hanno servito anch'essi da materiale e da
concime per preparare a vantaggio altrui l'armonia futura? La
solidariet fra gli uomini nel peccato io la comprendo, comprendo
la solidariet anche nella espiazione: ma la solidariet nel
peccato non riguarda i bambini e, se la verit sta realmente nel
fatto che anche loro sono solidali coi padri in tutti i delitti da
questi commessi, una tale verit non  certo di questo mondo e mi
riesce incomprensibile. Qualche bello spirito dir magari che
tanto il bambino crescer e avr il tempo di peccare, ma non 
mica cresciuto quel fanciullo di otto anni contro il quale furono
sguinzagliati il cani! Oh! Aljsa, io non bestemmio! Comprendo
bene come dovr scuotersi l'universo quanto tutti in cielo e
sotterra si fonderanno in un inno solo e tutto ci che vive o ha
vissuto grider: Tu hai ragione, Signore, giacch le Tue vie ci
sono rivelate!. Quando la madre abbraccer il carnefice che fece
straziare il figlio suo dai cani, e tutt'e tre proclameranno fra
le lacrime: Tu hai ragione, Signore!, allora certo sar
l'apoteosi della conoscenza e tutto si spiegher. Ma ecco, proprio
qui  il busillis,  proprio questo che io non posso accettare. E
mentre sono sulla terra mi affretto a prendere le mie
disposizioni. Vedi, Aljsa, se vivr anch'io fino a quel momento o
se risusciter per vederlo, potr realmente accadere che anch'io
esclami con gli altri, vedendo la madre abbracciare il carnefice
del suo bimbo: Hai ragione, Signore!, ma io questo non lo voglio
esclamare. Finch c' ancor tempo, corro ai ripari e perci
rifiuto assolutamente la suprema armonia. Essa non vale una
lacrima anche sola di quella bambina martoriata che si batteva il
petto col piccolo pugno e pregava il buon Dio nel suo fetido
stambugio, versando le sue lacrime invendicate. Non la vale,
perch quelle lacrime son rimaste da riscattare. E dovranno essere
riscattate, altrimenti non ci potr essere neppure l'armonia. Ma
come, come le riscatterai? E' forse possibile? Col vendicarle pi
tardi? Ma a che mi serve vendicarle, a che mi serve l'inferno per
i carnefici, a che pu rimediare l'inferno, quando i bambini sono
gi stati martirizzati? E che armonia  questa, se c' l'inferno?
io voglio perdonare, voglio abbracciare, e non che si continui a
soffrire. E se le sofferenze dei bambini hanno servito a
completare quella somma di sofferenze che era necessaria per
l'acquisto della verit, io affermo fin d'ora che tutta la verit
non vale un simile prezzo. Non voglio, insomma, che la madre
abbracci il carnefice che fece straziare il figlio suo dai cani!
Si guardi bene dal perdonargli! Perdoni, se vuole, per proprio
conto, perdoni al carnefice la sua smisurata sofferenza materna,
ma non ha il diritto di perdonare la sofferenza del suo bimbo
straziato; si guardi dal perdonare al carnefice, anche se gli
perdonasse il fanciullo stesso! Ma se  cos, se non si ha il
diritto di perdonare, dov' l'armonia? C' nel mondo intero un
essere che possa perdonare e che ne abbia il diritto? Io non
voglio l'armonia, non la voglio per amore verso l'umanit.
Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Rimarrei
piuttosto col mio dolore invendicato e col mio sdegno insaziato,
anche se avessi torto! Troppo poi si  esagerato il valore di
quell'armonia, l'ingresso costa troppo caro per la nostra tasca.
E, perci mi affretto a restituire il mio biglietto d'ingresso. E,
se sono un galantuomo, ho l'obbligo di restituirlo al pi presto
possibile. E cos faccio. Non  che non accetti Dio, Aljsa, ma
Gli restituisco nel modo pi rispettoso il mio biglietto.
- Questa  una rivolta, - disse Aljsa piano, con gli occhi a
terra.
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979,
volume I, pagine 251 e 260-262.
